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Chiesa di Sant’Antonio Abate Storia - Chiesa di Sant’Antonio Abate


Chiesa di Sant’Antonio Abate

di Roberto Corsinovi presidente Centro studi cristiani «Il Pergamo» (Dicomano)

La Chiesa di Sant'Antonio Abate, ricordata in antichi scritti già dal 1136, si trova a Diramano, al limite dell'incontro tra la vallata della Valdisieve e le pendici appenniniche del Mugello. Qui, in origine sorgeva, al suo fianco, un antico «spedale per pellegrini» denominato «Ospedale di Sant'Antonio a Onda», nato come ricovero per pellegrini e viaggianti sull'importante via di comunicazione tra la Toscana e la Romagna. La chiesa, così come si presenta oggi, e che subì gravi danneggiamenti, prima dal terremoto del 13 giugno 1542, e poi nuovamente, durante il sisma del 29 giugno 1919, è stata interamente ricostruita nel periodo 1932-1938, come ricorda la scritta incisa sopra all'ampio portale d'ingresso. L'interno della chiesa è costituito da un'unica navata, coperta «a capanna» e si conclude con un'abside e due cappelle laterali, illuminate da vetrate circolari, datate MCMXLV (1945). Nell'interessante contesto storico iconografico di questa chiesa, dedicata a Sant'Antonio Abate, già ricca di diverse testimonianze artistiche di pregio, tra le quali primeggiano la tavola di scuola giottesca fiorentina del XIV sec, Madonna con Bambino e Santi,
Madonna con Bambino. Chiesa di Sant'Antonio Abate. Dicomano. Foto di Massimo Certini
attribuita al casentinese Giovanni del Biondo, nonché la bellissima terracotta invetriata, policroma, di scuola robbiana, del 1504, attribuita allo scultore fiorentino Benedetto Buglioni, ancora apprezzabile, nonostante i danneggiamenti subiti nel devastante terremoto del 1919, si assiste attualmente, ad una nuova sistemazione interna dell'ambiente, curata con attenta sensibilità dal Reverendo Don Paolo Bemi, impegnato a dare nuova attrattiva, risalto ed accoglienza, a questo luogo. In particolare, si ammira l'ultimazione di una pregevole pittura, realizzata secondo i metodi dell'antica e impegnativa tecnica dell'affresco, eseguita alla volta a catino concavo dell'abside, dall'artista locale Massimo Buccioni, con studio in Diramano, cresciuto alla scuola del rinomato maestro Silvestro Pistoiesi, eccellente continuatore dell'arte annigoniana. L'opera si configura in una Maestà di Maria con Bambino, sottostante ad un magnificente Cristo Risorgente, che appare al visitatore e al fedele, nell'atto sublimale, dello straordinario momento della sua trascendenza dalla dimensione umana, con il distacco, e riscatto, dalla croce impietosa, e l'abbandono e addirittura distruzione, della pietra sepolcrale, che evoca la Resurrezione e l'ascesa all'infinito, con il Sacro Corpo che etereo, ma pure concretamente umano, volge al cielo, in una forma estatica e consapevole, di accettazione e promozione al tempo stesso, del compimento della volontà Divina, superiore, del Padre, E la figura di Maria, collocata in posizione pure centrale, ma sottostante al Figlio, ed imperante in trono, è posta pure a dominio della scena, come origine, tramite, attrice eletta e testimone privilegiata, dello straordinario, tragico, sconvolgente e meraviglioso evento. La Madonna è sotto alla croce, ma sopra al sepolcro divelto, distrutto, vinto, forte e consapevole che dalla dirompenza della luce che da quel fatto sì irradia, si compie la gioia della verità che salva e riscatta, oltre al Figlio, l'intero genere umano, dalle sofferenze terrene e dalle tenebre della morte. In questa opera, la Resurrezione del Signore, è mirabilmente sottolineata dall'artista, come il passaggio dal tempo finito, proprio della sua esperienza umana, all'eternità, sia dello spirito die dello stesso suo corpo, in uno scenario pittorico dentro al quale si condensa, con la partecipazione iconografica delle figure collaterali, di santi, beati e carismatici, di tradizione antica e storia contemporanea, un messaggio completo del più profondo significato cristiano: quello dell'arcaico e perenne confronto e scontro, tra la vita e la morte, tra il bene e il male E male e morte sono finalmente sconfitti, a vantaggio dei loro contrari, da quel Corpo, diafano e concreto, che si sottrae per sempre allo spegnimento della carne e dello spirito, sconfiggendo, mirabilmente, addirittura qui devastandola, quella fredda pietra sepolcrale che temporaneamente lo aveva accolto, rivelando ai suoi fedeli e ai mondo intero,, che la temporaneità della morte non riguarda solo il Cristo, il Figlio di Dio, ma tutti gli uomini, che sanno riconoscere la Verità eterna del suo universale messaggio. Nello scenario pittorico dell'affresco si riconoscono, quali testimoni e messaggeri del mistero dell'evento centrale dell'opera, cromaticamente distinti da gradevoli toni d'ocra d'oro, in posizione quasi a forma di coro, che ne canta la letizia del verificarsi, le figure dì: S. Padre Pio da Pietrelcina, S, Giovanni Battista, S. Bernardo, S. Ignazio di Loyola, S. Benedetto, S, Domenico, S. Francesco e Santa Chiara, S. Caterina da Siena, S. Giuseppe, Don Giovanni Bosco, Don Luigi Giussarti, Chiara Lubich, i SS. Pietro e Paolo, S. Antonio Abate Madre Teresa di Calcutta, S. Teresa di lisieux, Santa Gianna Beretta Molla, Don Carlo Gnocchi, Papa Giovanni Paolo II. L'evento rappresentato, si svolge nella cornice idealizzata, surreale e affascinante, dei luoghi e dei palazzi mitici dell'antica Città Santa di Gerusalemme, nodo centrale della filologia biblica, scenario simbolico e reale dell'esegesi ebraica e cristiana. Sopra a tutto si dipana, sopra ad una campitura di azzurro turchino, uno stuolo avvolgente di velate chiare, richiamanti innumerevoli voli di colombe, simboleggiami, sapientemente, lo Spirito Santo, che viene donato all'umanità con la rivelazione della Nuova Vita, annunciata dal Cristo che risorge.affrescosantantoniobuccioni.jpg
Si tratta quindi di un'opera d'arte figurativa dall'intenso significato teologico, dove il contesto delle forme e dei soggetti, si dispone su di un piano superiore rispetto alle stesse immagini concretamente  fruibili, e che non si basa sul fattore emotivo, bensì invita l'osservatore ad una interpretazione logica del profondo  significato die sottintende; quello del messaggio delia rivelazione, così come questo è pienamente accolto dalla fede.  Si può sicuramente affermare che siamo di fronte ad una moderna composizione allegorica del mistero, antico ed  eterno, della rivelazione cristiana, frutto maturo del lavoro di un artista pienamente dotato dell'elaborazione intellettuale dei testi biblici, arte ermeneutica che si  esprime  felicemente con una tecnica di pittura competente ed appropriata al significato die esprime, tanto armoniosa e sobria nelle forme e nei colori, quanto  essenziale ed immediata nei concetti che rappresenta, che chiama all'osservazione e alla lettura, non con la forza del tratto, ma con la grazia e la leggerezza del  sentimento, che col segno non vuole stupire, ma comunicare alla mente le ragioni che il cuore, animato dalla fede, sa sentire. L'opera pittorica, realizzata in pochi  mesi «a fresco», quella tecnica del «buon fresco» complessa e affascinante, ormai rara, che lo stesso Michelangelo definiva la «pittura degli uomini», volendo  significare quanto essa impegnasse al massimo le capadtà e le risorse dell'esecutore, per le richieste doti di padronanza del mestiere, nonché abilità e prontezza di  derisione nell'eseguire le composizioni, è stata generosamente donata alla chiesa dall'artista Massimo Buccioni.















Data creazione : 10/10/2009 22:04
Ultima modifica : 15/02/2010 20:44
Categoria : Storia


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